Bergamo International Jazz Day 2026 recensione e galleria L. Rossetti

Bergamo è sicuramente una terra di jazz: una comunità unita dai valori di una musica inclusiva, democratica, aperta al dialogo, alla condivisione e alla diversità intesa come valore sociale e culturale. Lo si è capito giovedì sera, in un Modernissimo di Nembro gremito per oltre quattro ore da un pubblico attento, immerso nell’ascolto dei ventidue progetti presentati da più di cento musicisti di Bergamo, in gran parte under 30, con incursioni di artisti provenienti da diverse città del Nord Italia — sull’onda lunga della Capitale della Cultura 2023 — tra cui Brescia, Milano, Torino, Pavia, Cremona, Novara e Crema.
Il fatto che tutto ciò avvenga da tredici edizioni, crescendo di anno in anno non solo sul piano quantitativo ma soprattutto su quello qualitativo, e configurandosi come un fenomeno pressoché unico in Italia — come sottolineato dall’Assessora alla Cultura del Comune di Nembro, Sara Bergamelli — impone senz’altro una riflessione.
Un ruolo di primo piano è svolto dal Centro Didattico Produzione Musica, che da quarant’anni è impegnato nella formazione specialistica nel jazz e nella diffusione dell’improvvisazione nel mondo della scuola, costruendo una rete non solo sul territorio bergamasco ma anche a livello nazionale, con il contributo di diverse istituzioni: la Federazione Nazionale Il Jazz Italiano, il Nuovo IMAIE, l’Associazione Nazionale delle Scuole Jazz, la rete Jazz Mood School attiva in undici regioni e l’amministrazione comunale di Bergamo.
Grazie a questa condivisione di intenti — che anima anche il progetto UNESCO dell’International Jazz Day — si sono messi in luce, in apertura, i giovani chitarristi (il più giovane aveva nove anni) del Consorzio Concorde di Crema, seguiti dall’Ensemble del CDpM curato da Gianluigi Trovesi e Claudio Angeleri. Tra questi si sono distinti il diciassettenne clarinettista Lorenzo Zanoli, la bassista Sofia Filippi, il pianista Giovanni Panzeri e la violinista e cantante Safiye Haciogullari, autrice anche di un intenso set solistico: tutti poco più che ventenni.
Sul fronte pianistico, il diciannovenne Ludovico Cucchetti ha presentato in solo un omaggio a Ellington, commissionato dalla Fondazione Lelio Luttazzi per il Teatro dell’Opera di Sanremo, mentre Corrado Demi, in duo con Guido Bombardieri e Gianluigi Bozzi, ha proposto musiche dalle forti influenze ECM.

Di segno opposto la ricerca “prog” di Luca Pissavini, con Ermanno Novali alle tastiere elettroniche, così come il percorso compositivo tra Napoli e Cuba di Peppe D’Avino, la verve pianistica di Francesco Chebat e quella, di matrice tyneriana, di Claudio Angeleri.
Il sassofono ha fatto la parte del leone, a cent’anni dalla nascita di Coltrane: dal virtuoso Emilio Maciel, leader di una super band sulla rotta brasiliana di Tania Maria, con un eccellente Gigi Ghezzi alla tromba, al sorprendente sassofonista cremasco Luca Ceribelli, fino al noto Diego Borotti, anche al sax elettronico EWI, in duo con la cantante Monica Fabbrini — autori di uno dei momenti più alti del Jazz Day. Da segnalare anche l’estroverso Marco Scotti, presente nel progetto cantautorale Mercante d’autore, nel Double Deal e in Art D di Arturo Del Torchio, e il baritonista Alessandro Albani.
Ha appassionato l’omaggio a Davis del nembrese Fabio Brignoli, con Massazza, Bertoli e Chebat, così come le esibizioni delle giovani vocalist Giorgia Gusmini, Alessia Marcassoli Francesca Facchinetti e della già citata Safiye Haciogullari.
La chitarra ha declinato le diverse tendenze dello strumento con Francesco Tribbia Azzola (vincitore della borsa di studio Emilio Soana), Andrea Rubini, Michele Gentilini, Thomas Pagani, Pietro Berti, Francesco Gervasoni e il gruppo gipsy Tres Manouche di Stefano Venturini.
Le sezioni ritmiche hanno sostenuto con energia e creatività gli arrangiamenti originali della serata, con una nota speciale per le bassiste Chiara Arnoldi e Sofia Filippi, per il virtuoso contrabbassista cremonese Loris Leo Lari, per il poliedrico Piero Pasini, per i batteristi Luca Bongiovanni, Matteo Milesi, Gio Riggi e Giuseppe Cutuli, e per il percussionista Marco Capoferri.
In chiusura, la cantante Marilla Talarico ha emozionato con un omaggio a Pino Daniele e con un brano della tradizione gospel interpretato insieme al quartetto vocale Neranima. Anche Gianni Bergamelli, cui era dedicata la manifestazione, è apparso sul grande schermo del Modernissimo in un breve estratto video dell’intervista realizzata da Alberto Nacci, per ricordarci che suonare e dipingere rappresentano forse il modo migliore per attraversare un’esistenza felice e piena di vita. Proprio come avviene nel jazz.

Foto di Luciano Rossetti 

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